Il Rock e la bellezza della bruttezza (per chi non capisce la bellezza)

Dopo alcuni decenni di presenza nella vita sociale, per una parte tra noi il Rock è ancora una categoria dell’essere e quell’essere è accomunato al Maligno, pur avendo dimostrato più volte di sapersi porre al servizio della lotta contro quel Male. Eppure e nonostante tutto ancora l’etichetta di malignità gli rimane tatuata addosso, come un marchio irredimibile. Brutta mossa, tesoro: perché è arte resiliente.

Un facile test? Rude, grezzo, duro, distorcente, aggressivo, pesante: quanti aggettivi possano essere associati tanto a una malattia grave, quanto al Rock? Inoltre quest’ultimo ha seguaci che scelgono di etichettarsi, di esibire qualcosa che sembra una fede e uno stile di vita e che qualcuno legge come i sintomi di una malattia degenerativa, un malessere dell’essere.

Ma chi di più diverso esiste, tra noi, se non un malato di una patologia degenerante, che ne cambia la forma, l’aspetto, il modo di esprimersi, di frequentare la vita stessa? Ecco: è proprio qui che si spiega la connessione tra Rock e lotta contro il Male: l’essere, che è diverso dall’avere ed è altro dal dire. Il suo nascere dal disagio sociale pone il Rock – persino quello etichettato come “duro” – in dialogo naturale con ogni altra forma di malessere umano. E allora è interessante verificare come le iniziative benefiche che a volte nascono da quel presupposto non abbiano gran bisogno di parole, per svilupparsi: perché non è necessario persuadere nessuno – basta fare. Cioè: basta essere.

Quella di fondare una associazione “no-profit” per organizzare eventi di Rock (ancorché duro, metallico, pesante) con l’esclusivo obiettivo di donare il proprio tempo e i denari ricavati da quelle manifestazioni alle associazioni di tutela dei malati e di ricerca, potrebbe sembrare una scelta bizzarra, giovanile, ingenua. E sarebbe proprio il reiterare quell’errore di parallassi comodissimo: lo scaricare in categorie le nostre difficoltà ad accettare i propri simili – anche quando agissero in nome nostro.

Rock Against Diseases è l’associazione culturale neo-costituita a Mestre, che inaugurerà la propria missione con un evento, datato 12 novembre prossimo, presso il Teatro Aurora di Marghera. Vi si esibiranno diversi gruppi rock, italiani e stranieri, e i guadagni saranno interamente donati all’AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla.

Il prezzo del biglietto sarà basso (25,00 Euro per cinque concerti, uno dei quali di una band di fama mondiale) perché se ci sono diverse categorie del “fare”, gli organizzatori vogliono far sapere alla “comune gente del rock” che si può fare anche rimanendo vicini a casa propria.

Rock Against Diseases ha sviluppato un proprio sito Web nel quale, più e oltre la “normale” presentazione dei propri eventi, si punta a far comunicare tra loro le persone, intorno al tema duale delle malattie e del Rock. Dove esista un argomento d’interesse comune, lì si possono formare dialoghi, divulgazione e sapere. Si forma così conoscenza piccola, pari-a-pari, di prossimità.

Nel “sito-social” di Rock Against Diseases si vogliono ospitare tutti coloro che percepissero di avere quel famoso “qualcosa da dire” che in realtà il Web 2.0 ha costretto in aree sempre più ristrette e costose, anziché favorire l’apertura verso un prossimo (inizialmente) sconosciuto. Si pensi allo Speaker’s Corner di Hyde Park e ai “blog” individuali e ci si immagini di avere la opportunità di scrivere di ciò che si ritiene importante per noi stessi, ma che potrebbe esserlo anche per qualcun altro: che sia una poesia, un racconto personale, un articolo di divulgazione scientifica o una sequenza di post tematici, tutto risulterà utile perché saranno l’uno di fianco all’altro, conoscibili per chiunque vi accederà e potrà farne oggetto di discussione, e magari di pro-azione.

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